Il don boicotta i prodotti Lactalis-Oro e vende quelli fatti con latte genovese. Ma chi sta coi lavoratori Parmalat lo critica
<Rischiano di rimanere a casa perché la gente crede alla bufala del latte cinese rilanciata anche dal parroco di Sturla> dicono i contestatori. La battaglia della pagina Facebook “Io sto con i lavoratori della centrale di Genova”
Don Valentino Porcile ha organizzato per domenica nella sua parrocchia a Sturla, dopo la messa, una vendita di prodotti fatti con latte delle stalle genovesi a cui Parmalat Lactalis non ha rinnovato il contratto, ma sulla sua bacheca, oltre a molta gemte che promette acquisti o che lo ringrazia, ci sono anche voci fuori dal coro. Sono quelle di chi ricorda la situazione dei lavoratori che in maniera diretta o indiretta dipendono dall’azienda francese a Genova che a causa del boicottaggio e del crollo dei consumi potrebbero perdere il loro impiego. Sono rmai solo 8 dipendenti diretti 8 Parmalat, 16 ditta di una ditta che lavora in appalto (che non prepara solo prodotti Parmalat) e circa 35 consegnatari con contratti atipici. Già due giorni fa il segretario generale della Cisl Luca Maestripieri aveva ricordato la necessità di tenere in considerazione anche questi posti di lavoro evitando i boicottaggi mentre si lavora per trovare una soluzione stabile per il latte genovese che, per lui, passa per lacquisto di un pastorizzatore che consenta la conservazione del latte per un periodo più lungo.
Sulla pagina Facebook di don Valentino è stata postata una “pubblicità sociale” finanziata proprio dai lavoratori.

Il sacerdote viene fortemente criticato per aver spinto il boicottaggio continuando a ripetere che Parmalat userebbe latte cinese, circostanza smentita dall’azienda, ma anche poco credibile perché il latte fresco deve essere trattato e imbottigliato entro 48 ore (difficile farlo arrivare dall’Oriente in così poco tempo senza gravarsi di costi folli) e anche perché la Cina non ha latte da esportare, anzi, lo importa perché non copre il fabbisogno interno. Proprio a causa del boicottaggio spinto dalla rete e dai social (e anche dalla pagina di Son Valentino) rischia di crearsi una contrazione dei consumi che potrebbe determinare la perdita di tutti i posti di lavoro.
Sulla pagina di don Valentino si legge un fitto scambio di opinioni tra lui e chi sta con i lavoratori Parmalat e tra questi e coloro che sostengono il parroco.



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